Non con un solo colpo, ma con una serie di gesti quotidiani, apparentemente innocui:
l’accettazione dell’algoritmo come criterio di valore, la confusione tra visibilità
e verità, tra pubblicazione e pensiero. L’abbiamo uccisa quando abbiamo smesso di
considerare il libro come un tempo lento, come una soglia che esige attenzione
e rischio,
Continua…
riducendolo a contenuto, prodotto, occasione di branding dell’autore. L’abbiamo
uccisa quando l’urgenza di dire ha sostituito la necessità di tacere, quando la
logica del mercato ha colonizzato anche le forme della critica e dell’avanguardia,
trasformando ogni gesto in performance e ogni parola in merce. Ma come in ogni
delitto ben riuscito, il cadavere continua a essere esibito: fiere, collane, premi,
comunicati. Non per resuscitarlo, bensì per impedirgli definitivamente di parlare.