C’è una violenza silenziosa che struttura il nostro presente: quella dell’eredità non scelta. Ghostare tuo padre nasce come gesto editoriale contro questa violenza – non per rimuovere il passato, ma per sottrarsi alla sua cattura normativa. «Rivista antiedipica inattuale», il progetto si colloca deliberatamente fuori tempo, «contro» il tempo, nel punto in cui la genealogia smette di essere destino e diventa vero e proprio campo di conflitto.
Il titolo non è una provocazione facile. “Ghostare” non significa distruggere il padre, ma interrompere il regime di risposta obbligata che l’autorità – familiare, statale, simbolica – pretende. È una pratica di disconnessione: non replicare, non giustificarsi, non farsi interpellare. In questo senso, Ghostare tuo padre lavora esattamente là dove il potere si riproduce: nei legami affettivi, nelle forme di riconoscimento, nelle pedagogie della normalità.
Una rivista che prende posizione
La forza principale del progetto sta nella sua chiarezza politica. Non c’è ambiguità: la rivista non aspira alla neutralità, ma alla presa di parola. I testi attraversano la critica della famiglia, della coppia, delle istituzioni disciplinari, della governance dei corpi e delle identità, con particolare attenzione alle forme contemporanee di violenza transfobica, psichiatrica e amministrativa.
Non si tratta però di una semplice piattaforma di denuncia. I contributi operano su un piano teorico stratificato: la tradizione della teoria critica, il pensiero antipsichiatrico, la controcultura novecentesca, il materialismo politico e una certa eredità deleuziana vengono rimaneggiati senza deferenza. Qui la teoria non è un archivio da citare, ma una cassetta degli attrezzi da sabotare e riutilizzare.
Scrittura come gesto, non come ornamento
Dal punto di vista stilistico, Ghostare tuo padre rifiuta la compostezza accademica così come la comunicazione “accessibile” addomesticata. La scrittura è spesso frammentaria, tagliente, attraversata da slogan, immagini disturbanti, salti concettuali. Questo non è un limite formale, ma una scelta coerente: il testo non vuole spiegare il mondo, ma interromperlo.
Certo, questa radicalità ha un costo. Alcuni articoli presuppongono un lettore già attrezzato, capace di orientarsi tra riferimenti impliciti e densità concettuali elevate. Ma anche questo è un gesto politico: non semplificare significa rifiutare la pedagogia del consenso, quella che traduce ogni conflitto in contenuto digeribile.
Antiedipico non come teoria, ma come pratica
Ciò che rende la rivista interessante non è tanto la sua adesione all’“antiedipo” come categoria teorica, quanto il modo in cui lo declina come pratica situata. De-edipizzare significa qui intervenire su territori concreti: la città, il linguaggio mediatico, le politiche sanitarie, le forme di militanza. È un antiedipico senza nostalgia, che non cerca padri alternativi né nuove ortodossie.
In questo senso, Ghostare tuo padre si muove contro due tentazioni speculari: da un lato la malinconia della sinistra culturale, dall’altro l’iper-moralismo identitario. Al loro posto propone una critica sporca, attraversata da contraddizioni, che non chiede di essere assolta ma praticata.
Limiti floridi
Se si volesse indicare un punto di tensione, lo si potrebbe trovare nel rapporto tra frammento e costruzione. La potenza dei testi brevi, dei pamphlet e dei manifesti è indiscutibile; tuttavia, a tratti si avverte il desiderio di saggi più lunghi, capaci di sedimentare e articolare ulteriormente le intuizioni. Non come normalizzazione, ma come accumulazione di forza teorica.
Allo stesso modo, un maggiore lavoro di orientamento – mappe tematiche, bibliografie ragionate, dossier esplicitamente costruiti – potrebbe ampliare il campo dei lettori senza tradire l’impostazione radicale del progetto.
Conclusione
Ghostare tuo padre non è una rivista “utile” nel senso dominante del termine. Non offre soluzioni, non rassicura, non forma competenze spendibili. Ed è proprio per questo che è necessaria. In un’epoca ossessionata dalla filiazione, dalla trasmissione e dall’identità certificata, questo progetto editoriale ricorda che esiste un’altra possibilità: disertare l’eredità, sospendere la risposta, rendersi inappropriabili.

