Antilogia: una rivista che deve sempre ancora uscire

«Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe […] Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.»

Antilogia è una rivista di controdiscorsi (antí-lógos) per la fine del mondo.

Emerge come spazio non riconciliato e infestante dove si dissipa l’aria viziata del pensiero autorizzato o automatizzato. Scrive di ciò che non si può dire in aula, nei convegni, nei curricula.

Non si tratta di dare voce, ma di spargerla. Voce di saperi situati e contaminati, di chi si muove oltre la rappresentanza o cerca una verità soltanto in quanto operazione da incarnare.

Ci (de)poniamo fuori dalla logica della prestazione e del riconoscimento dall’alto, fuori dalla sintassi del potere biodiscorsivo, oltre la grammatica della soggettività disciplinata.

Ci fidiamo solo del gesto che insorge, gira a vuoto su se stesso e in questo girare ritrova la sua presenza, non più proiettata in un fine che la rende inarrivabile. Ci fidiamo solo della crisi come ricominciamento di un corpo che desidera.

Ci muoviamo con la lentezza di chi rifiuta la produttività e la velocità di chi è in pericolo. 

Facciamo spazio all’indocile e in ciò spazializziamo il pensiero che fa e dis-fa. Facciamo soglie

Per chi sa bene che la fine del mondo è già sempre avvenuta – e che adesso si può cominciare a vivere.

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